La Ciociaria in fiamme

L’Italia e la Ciociaria sotto attacco degli incendi: Anagni non fa eccezione.

Il nostro territorio continua ad essere interessato da incendi, decine di focolai e centinaia di ettari di aree verdi devastate per mano criminale, come denuncia Legambiente.

In queste ultime settimane il territorio del comune di Anagni e dei comuni limitrofi continua ad essere oggetto di devastazione ad opera di incendi, presumibilmente di origine dolosa. Eco-criminali senza scrupoli che distruggono aree naturali, beni comuni della collettività, per perpetrare la triste tradizione di violentare il territorio di tutti ad esclusivo vantaggio di pochi. Il Dossier “Ecomafia 2017” di Legambiente parla chiaro: la maggior parte degli incendi in Italia è di origine dolosa e le mafie esercitano la loro perversa azione di controllo dei territori anche con gli incendi. Non è un caso che le quattro regioni maggiormente colpite dai roghi (Calabria, Campania, Sicilia e Lazio) siano anche quelle dove si verifica una massiccia presenza della criminalità organizzata.

Per quanto riguarda il Lazio, è stato pubblicato lo scorso 8 agosto 2017 il rapporto “Lazio in fiamme”, realizzato da Legambiente Lazio raccogliendo i dati del sistema digitale Copernicus, che censisce, tramite un sistema satellitare, gli incendi che interessano aree estese oltre i 20 ettari. Sono stati analizzati i dati dei primi sette mesi del 2017, ma il dossier è in continuo aggiornamento.

La normativa italiana in materia, la Legge Quadro 353/2000, offre uno strumento fondamentale che può rappresentare un importante deterrente per i piromani: per le aree percorse dal fuoco sono prescritti una serie di divieti (divieto di nuove costruzioni per dieci anni sui terreni percorsi dal fuoco e di modifica della destinazione d’uso per 15 anni;  vietate per 5 anni attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale con finanziamenti pubblici; vietate per 10 anni attività di pascolo e caccia) con corrispondenti sanzioni amministrative o penali. La legge quadro prevede, inoltre, la realizzazione di una serie di iniziative di prevenzione degli incendi (realizzazione di viali parafuoco; manutenzione della rete viaria di servizio; manutenzione dei sentieri; manutenzione dei boschi).

Per rendere efficace questo strumento normativo, tuttavia, è essenziale che ciascuna amministrazione provveda tempestivamente all’aggiornamento del catasto degli incendi. Solo in questo modo, le forze dell’ordine preposte al controllo del territorio possono ottenere ogni informazione utile per le attività di contrasto agli interessi criminali.

Ricordiamo che la legge sugli ecoreati ha introdotto tra i nuovi delitti nel codice penale anche quello di disastro ambientale che prevede fino a 15 anni di reclusione con aggravanti. Auspichiamo che vengano messe in atto le prescritte attività di prevenzione e protezione dei territori: un territorio curato e presidiato è meno vulnerabile all’azione dei piromani e al passaggio del fuoco.

A questo scopo, abbiamo più volte richiamato l’attenzione dell’amministrazione comunale di Anagni sullo  stato di carente manutenzione dell’area dell’ex Polveriera, sollecitando la pulizia dell’area per scongiurare il pericolo di incendi.

Gli strumenti normativi ci sono, dunque. Dovrebbero essere applicati puntualmente, invece dobbiamo registrare notevoli ritardi a livello amministrativo. Per esempio, la regione Lazio ha approvato solo il 17 luglio scorso il piano antincendi boschivi per il 2017.

La tutela del territorio è demandata, purtroppo, alla gestione delle fasi emergenziali e, per questo, è doveroso il nostro convinto ringraziamento a quanti si adoperano per lo spegnimento dei roghi e alle tante associazioni per l’impegno civico di denuncia ed informazione.


foto: http://www.meteoweb.eu