Ambientalismo consapevole?

Nell’incontro che si è recentemente tenuto al Palazzo Comunale di Anagni sono stati illustrati i contenuti della delibera di giunta n. 347/2019 (Indicazioni operative nell’ambito di procedimenti edilizi ricadenti in Zona SIN – Linea di indirizzo al Responsabile del Servizio Urbanistica-Ambiente-Igiene Urbana) approvata quasi due mesi fa, il 28 novembre 2019. 
In una nota stampa diffusa dall’amministrazione, leggiamo che il sindaco Natalia ha coniato per l’occasione una suggestiva definizione, quella di “ambientalismo consapevole”. Immediatamente alle nostre orecchie sono riecheggiati i grandi temi che sono nel DNA di Legambiente, quelli che parlano di patti fra imprese, economisti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni per coniugare sostenibilità ambientale e crescita economica, nel rispetto delle persone e per contrastare il cambiamento climatico. Quei temi che sono alla base del Green New Deal, insomma.
“Ambientalismo consapevole” ad Anagni ci ha indotto a pensare ad una presa di responsabilità sulla bonifica con certezze sui tempi di realizzazione degli interventi stabiliti per le attività di caratterizzazione della Ex-Polveriera, per la quale sono stati già stanziati 2,9 milioni di euro, come ribadito nell’incontro tra MATTM e Regione Lazio del 7 marzo 2019 a Frosinone, al quale abbiamo partecipato come soggetto portatore di interessi, insieme ad altre associazioni di cittadini e a molte amministrazioni. 
Ci siamo illusi di leggere di iniziative concrete di politica territoriale per rilanciare le attività produttive dei settori agricoli, zootecnici, del turismo, della valorizzazione dei beni naturalistici e culturali. 
Ci aspettavamo di avere notizie circa l’entrata in funzione del Depuratore in zona ASI, o della famigerata isola ecologica che la città attende da anni, oppure di azioni concrete per mitigare l’inquinamento da polveri sottili.

Invece leggiamo che il Sindaco Natalia è preoccupato di rivedere al ribasso la perimetrazione del SIN!

Ci sembra opportuno rammentare che l’estensione del SIN, tanto criticata, non tiene conto solo dell’inquinamento delle aree ripariali del fiume Sacco ma anche delle contaminazioni “storiche” del suolo che in passato hanno determinato l’amministrazione ad emanare ordinanze specifiche, ad esempio il divieto di coltivazione e allevamento nei terreni limitrofi a Marangoni emesso nel 2009 ed ancora vigente.
Ricordiamo anche che la perimetrazione del SIN è stata frutto di un percorso più che decennale: dalla dichiarazione dello stato di emergenza ambientale del 2005 si è arrivati alla definizione di SIN solo a fine 2016 e si stanno, lentamente, muovendo in questi mesi i primi passi per la caratterizzazione delle aree ripariali. 
Viviamo, purtroppo, in una zona dove tutte le matrici ambientali risultano fortemente compromesse. I rilevamenti delle centraline, fortemente volute dall’amministrazione Natalia, ci informano quotidianamente del pessimo livello di qualità dell’aria. Va bene prendere atto della situazione, ma difficilmente si potrà ottenere un miglioramento senza azioni concrete, men che meno con un rilancio industriale “vecchio stampo” dove un posto di lavoro in un’industria o in un grande polo logistico è prezioso soprattutto per i canoni di una politica assistenzialistica.
Ci si continua a preoccupare di andare incontro a chi propone grandi investimenti, a chi pensa di ampliare e di costruire? Perché, invece, non si tiene conto della lezione degli anni passati, quando le grandi aziende hanno abusato del nostro territorio creando un illusorio benessere per poi delocalizzare le proprie attività, lasciandosi dietro disoccupazione ed esiti nefasti per il tessuto socio-economico, oltre che per l’ambiente? Perché non si coglie l’opportunità di creare posti di lavoro con la bonifica? Possibile che nulla possa essere messo in campo per coniugare il diritto alla salute con il diritto al lavoro?
Non avere lo sguardo volto al futuro, con una visione armonica di sviluppo sociale unita alla tutela delle risorse naturali, potrebbe significare perdere ogni occasione di recupero del territorio. Non avere lo sguardo volto al futuro significa non essere “ambientalisti consapevoli”.

Ritornando, infine, alla delibera n. 347/2019 rileviamo che la giunta comunale non si limita a fornire l’indirizzo politico per il cui perseguimento i tecnici sono chiamati all’individuazione delle procedure tecnico-operative più adeguate, ma si spinge a dettagliare specifiche indicazioni tecniche all’ufficio competente. 
La giunta di Anagni ha dunque stabilito le regole del gioco, ma esiste un decreto autorizzativo del ministero?