L’ex Polveriera di Anagni brucia. Ancora…

Comunicato Stampa – 30/08/2020

L’incendio della ex Polveriera. 

In contemporanea alla serata conclusiva del XXVII Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale, nella scorsa notte ad Anagni è andata in scena l’edizione 2020 del “Incendio della ex Polveriera”. Un disastro annunciato che si ripete ciclicamente e al quale siamo costretti ad assistere sgomenti e rassegnati di fronte all’inazione, oggettivamente bipartisan, delle diverse amministrazioni.

La ex Polveriera è un bene comune dei cittadini di Anagni. E’ l’unica zona verde rimasta in un territorio che ha visto negli anni un devastante consumo di suolo.  La sua acquisizione da parte del comune di Anagni, avrebbe potuto significare una possibilità di sviluppo sostenibile del territorio con una restituzione ambientale, necessaria per mitigare il pesante carico di inquinamento della Valle del Sacco. E’ anche un patrimonio ambientale dei cittadini di Anagni e della Valle del Sacco. Le fanno cornice i Monti Lepini da un lato e i monti Ernici dall’altro. Situata nel bacino idrografico del fiume Sacco e nel distretto idrogeografico dell’Appennino Meridionale, con i suoi 187 ettari di estensione e la sua minima antropizzazione, rappresenta un prezioso bacino di conservazione di biodiversità. Rientra nel SIN “Bacino del fiume Sacco”e per le attività di caratterizzazione propedeutiche alla necessaria bonifica sono stati già stanziati i fondi, fin dal marzo 2019

La ex Polveriera è, sostanzialmente e da tempo, lasciata a sé stessa: la manutenzione ordinaria sembra inesistente: solo a titolo di esempio, procedendo dalla Stazione Ferroviaria verso Villamagna è evidente la recinzione esterna danneggiata o addirittura assente in più punti, il che la rende facilmente accessibile da quanti la impiegano come discarica abusiva, o per chissà quali altre azioni criminali. Le diverse mini discariche di rifiuti che costellano il perimetro della polveriera, completano il quadro desolante. 

I cittadini di Anagni non hanno nessun modo di usufruirne. Eppure, la posizione sarebbe perfetta per la vicinanza alle linee di comunicazione stradali e ferroviarie e un suo impiego intelligente potrebbe infondere nuova linfa vitale all’economia locale. 

Come accaduto nei precedenti incendi, anche questa volta ci saranno delle indagini e, auspicabilmente, verranno individuate le cause materiali dell’incendio, ma quanto accaduto dimostra fondamentalmente l’incuria verso un Bene Comune lasciato nell’ abbandono.

Come Legambiente, negli anni abbiamo scritto decine di comunicati, esposti, segnalazioni alle autorità, per focalizzare l’attenzione sul caso della ex polveriera di Anagni. Abbiamo organizzato incontri e interessato la stampa locale e nazionale. Abbiamo fatto quello che la nostra condizione di associazione di cittadini ci consente di fare, con il magro risultato di constatare essenzialmente il disinteresse di chi dovrebbe manutenere, tutelare e valorizzare l’area, a beneficio di tutti.

E’ doveroso ringraziare le forze dell’ordine, i VVFF e tutti i volontari che si adoperano con encomiabile impegno per combattere l’incendio, ma non è sufficiente: è necessario avere cura dell’area e prevenire i disastri. 

Perciò, chiediamo che sia garantita la pulizia ordinaria del terreno dalle sterpaglie che si accumulano nel corso dell’anno per minimizzare il rischio incendi e che vengano intensificati i controlli a tutela dell’area anche per individuare chi, sistematicamente, vi deposita rifiuti in maniera abusiva ed in spregio delle più elementari norme di convivenza civile. 

Vogliamo notizie sulla bonifica con certezze sui tempi di realizzazione degli interventi stabiliti per le attività di caratterizzazione, per la quale sono stati già stanziati 2,9 milioni di euro, come ribadito nell’incontro tra MATTM e Regione Lazio del 7 marzo 2019 a Frosinone.

Chiediamo, inoltre,  che l’amministrazione comunale di Anagni in carica istituisca un Tavolo in cui cittadini e associazioni possano affiancare l’amministrazionenella scelta del progetto migliore per l’utilizzo dell’area, perché nella Valle del Sacco si metta un freno al Consumo di Suolo e a nuovi impianti potenzialmente inquinanti e perchésia finalmente dato un senso all’oneroso impegno economico che grava sulle casse del Comune fin dal momento della sottoscrizione del mutuo per l’acquisto dell’area.