Venerdì 15 marzo 2024, il Circolo Legambiente Anagni ha proposto un convegno per focalizzare l’attenzione su temi attuali e cruciali, offrendo alla cittadinanza un momento di informazione e di approfondimento. Cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico sono fenomeni intimamente interconnessi, come “due facce della stessa medaglia”, da qui il titolo del convegno.

Sono state proposte tematiche di estrema rilevanza a livello globale che hanno riverberi tangibili anche sulla nostra comunità locale. Sono argomenti che Legambiente studia ed affronta da tempo con il rigore scientifico e l’ affidabilità che le vengono costantemente riconosciuti, contribuendo con i suoi dossier alla corretta informazione dei cittadini e dei decisori politici e amministrativi.
 
Nel corso degli ultimi decenni, abbiamo assistito a un deciso aumento delle temperature medie e a fenomeni meteorologici estremi. Solo come esempio, secondo Copernicus, il servizio meteo dell’Unione Europea, il mese di febbraio appena trascorso è stato il più caldo mai registrato a livello globale ed è il nono mese consecutivo di temperature massime storiche.
Sono dati di fatto, ormai innegabili e di esperienza comune e diffusa, e sono direttamente imputabili al riscaldamento globale del nostro Pianeta causato dalle attività antropiche, prima tra tutte dalle emissioni di gas climalteranti conseguenti all’utilizzo di energia da fonti fossili.
 “Nella lotta alla crisi climatica vincere lentamente equivale a perdere” è una celebre citazione dello scrittore americano Alex Steffen, ricordata anche da Stefano Ciafani al XII congresso di Legambiente: affrontare il cambiamento climatico richiede azioni concrete, decise e rapide, e su più fronti: è essenziale, ed urgente, decarbonizzare l’industria, il riscaldamento e i trasporti per ridurre le emissioni di gas climalteranti.
Serve il cambiamento dei comportamenti dei singoli individui o quello del sistema?Non ci può essere l’uno senza l’altro. Abbiamo bisogno di entrambi. Risolvere la crisi climatica non è un compito che può essere lasciato agli individui e tantomeno al mercato.

Per citare l’IPCC, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, “limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C richiederà cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società”. Serve un cambio culturale radicale, serve corretta informazione e sempre maggiore consapevolezza.

Allo stato attuale, gli alibi addotti per giustificare una presunta impossibilità di abbandonare l‘energia proveniente da carbone, gas e petrolio, si disintregnano al cospetto dell’oggettivo incremento della produzione di energia pulita da impianti solari ed eolici, e della crescente disponibilità di sistemi di accumulo, unito all’abbattimento dei prezzi di moduli fotovoltaici e di batterie al litio.
Insomma, il progresso tecnologico nei settori delle rinnovabili e dell’economia circolare ci indica chiaramente la strada della transizione verso fonti di energia pulita e sostenibile per uscire dalla schiavitù delle fonti fossili, il cui approvvigionamento, peraltro, è origine di ingiustizie socio-economiche e di tensioni geo-politiche.
In attesa di invertire la rotta, affrontare la situazione esistente richiede di gestire gli effetti del cambiamento climatico.
Per questo, oltre a promuovere ogni sforzo per aumentare la conoscenza del problema, risulta necessario implementare politiche di adattamento e mitigazione per proteggere le comunità vulnerabili e promuoverne la resilienza, favorire la conservazione e il ripristino degli ecosistemi naturali, tutelare il suolo.
L’alterazione degli equilibri ecologici, con problematiche relative alla gestione delle risorse idriche e detrimento generalizzato del patrimonio naturale, ha avuto e, presumibilmente, continuerà ad avere impatti diretti sull’intero territorio nazionale.

La nostra provincia non è immune agli effetti dei cambiamenti climatici: la sua peculiare orografia rende il territorio particolarmente vulnerabile ad eventi come frane e smottamenti nei versanti collinari, causa di danni alle infrastrutture e di rischi per la sicurezza delle comunità locali. Zone come quelle intorno a Cassino, Sora e Alatri sono particolarmente suscettibili a tali fenomeni, e Anagni non fa eccezione.
Le zone a valle, invece, sono a rischio di alluvioni con le eventuali esondazioni del Sacco che, inoltre, possono contribuire alla diffusione dell’inquinamento da B-esaclorocicloesano nelle aree ripariali.
 Interventi di prevenzione e mitigazione ed una costante attività di monitoraggio sono, dunque, fondamentali per limitare il rischio da dissesto idrogeologico. È essenziale adottare misure di gestione del territorio che tengano conto dei rischi naturali e promuovano la protezione delle aree vulnerabili.
 La trasformazione di terreni naturali in aree urbane, industriali e infrastrutturali, è un altro aspetto che riguarda da vicino i nostri territori. La crescita delle aree urbane e l’espansione delle infrastrutture comportano la perdita di suolo naturale e vegetazione.

L’incremento delle attività di logistica, diretta conseguenza della globalizzazione dell’economia e dell’aumento del commercio internazionale, gioca un ruolo primario nel consumo di suolo. Le infrastrutture necessarie richiedono consistenti interventi di urbanizzazione e modifica del territorio che hanno impatto sull’equilibrio idrogeologico delle aree circostanti.
La cementificazione riduce la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana, aumentando di conseguenza il rischio di alluvioni e allagamenti. L’impermeabilizzazione del suolo è un fenomeno sostanzialmente irreversibile e, purtroppo, in rapida ascesa in tutta Europa.

L’unione europea sta cercando di regolamentare tale fenomeno, tanto è vero che gli obiettivi comunitari per la tutela del suolo, del patrimonio ambientale, del paesaggio e per il riconoscimento del valore del capitale naturale, impongono agli Stati membri di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, di allinearlo alla crescita demografica e di non aumentare il degrado del territorio entro il 2030.
Anche consumo di suolo e dissesto idrogeologico sono fenomeni strettamente legati e alimentano un circolo vizioso che può portare a gravi danni ambientali e socio-economici. Una pianificazione territoriale sostenibile dovrebbe promuovere un uso equilibrato del suolo, la conservazione delle aree naturali e agricole e la riduzione dell’impatto delle infrastrutture sull’ambiente, limitando le nuove costruzioni e riutilizzando il patrimonio edilizio esistente.
Dunque un convegno che ha presentato temi diversi e complessi approcciati con il contributo di esperti e di amministratori locali che analizzeranno le cause, presenteranno le strategie di prevenzione e mitigazione già adottate e suggeriranno nuove soluzioni innovative e sostenibili per proteggere il territorio e le comunità.
 
RELATORI:
Nicola RIITANO – Responsabile scientifico Legambiente Lazio – ingegnere ambientale, con un dottorato di ricerca in gestione e pianificazione dell’ambiente e del paesaggio, attualmente impiegato presso ISPRA.
CONSUMO DI SUOLO E CAMBIAMENTO CLIMATICO

Aurelio TAGLIABOSCHI – Già amministratore comunale, attualmente Direttore dei Consorzio di Bonifica a Sud di Anagni e del Consorzio Conca di Sora
CURA DEL TERRITORIO COME PREVENZIONE

• Elisa GUERRIERO – Ingegnera ambientale, consulente ambientale per enti pubblici e privati, attualmente Assessore all’Ambiente e all’Urbanistica del Comune di Ceprano
DIFFICOLTA’ DELLE AMMINISTRAZIONI TRA BUROCRAZIA ED URGENZA D’INTERVENTO

Andrea MINUTOLO – Geologo e divulgatore scientifico è attualmente il Responsabile scientifico nazionale di Legambiente
OSSERVATORIO CITTA’ CLIMA

Vittorio D’ERCOLE – avvocato e Assessore all’ Ambiente e all’ Urbanistica  Anagni
LA SITUAZIONE DI ANAGNI- Frana Calzatora- nuova logistica di San Bartolomeo.
 
L’introduzione del convegno è stata curata da Rita Ambrosino, Presidente del Circolo Legambiente Anagni e le conclusioni sono state affidate a Roberto SCACCHI, Presidente di Legambiente Lazio. L’incontro è stato moderato e condotto dal prof. Paolo Carnevale, de “il Messaggero”.
 
Al termine dell’incontro è stata proposta la lettura di un testo liberamente tratto e dal Racconto del Vajont di Marco Paolini, a cura di Associazione MadeInTerraneo, a cui va un sentito ringraziamento per la disponibilità e la collaborazione. È stato il nostro modo di rendere omaggio, in occasione del 60° anniversario, a quella che è considerata la frana più studiata del mondo, tanto da essere inserita dalle Nazioni Unite tra i quattro avvenimenti più significativi sulle catastrofi a responsabilità umana.

L’incontro è stato seguito da Radio Hernica che ne ha pubblicato un dettagliato resoconto.